Tecniche di pesca al colpo

Pesca a roubaisienne classica

La pesca al colpo è di norma praticata con roubaisienne da 7 a 13 metri (un tempo di più, a 14.5, ma oggi lo standard è cambiato e tutti si sono adeguati a questa misura) e prevalentemente si pone l'obiettivo di pasturare in un determinato punto, sempre quello in maniera precisa e facile, per far abboccare i pesci che vengono attratti in quel punto: normalmente si pastura sotto la punta della canna o poco prima, visto che la pastura poi scende verso l'esca, e si posiziona la linea in quel punto. La canna fissa (anche se modello roubaisienne) permette appunto di posizionare la nostra linea sempre nello stesso punto di calata, che coincide, salvo eccezioni, nel punto di pasturazione. A questo punto una volta scelta la distanza (e i pezzi della canna da usare) si inizia a pescare! Ovviamente non è finita qui, perché non basta calare un amo nel punto dove abbiamo pasturato per agganciare i pesci, ma anche se sembra banale, non tutti alle prime armi ci riescono, quindi è già un punto d'arrivo importante. L'esca così proposta non è “libera", ma innescata a un amo, che è collegato a un filo, che è trattenuto da un galleggiante... lo sappiamo noi, ma potrebbe saperlo anche il pesce, ecco perché fondamentale è presentare quell'esca nel miglior modo possibile, con la linea migliore e il galleggiante più opportuno. Al di là di alcune regole basilari, però, l'unica risposta è l'esperienza: non esiste la linea perfetta in tutte le situazioni, anche per questo si predispongono diverse punte con diverse linee da testare all'occorrenza. La roubaisienne, che sembra una pesca fatta e finita nella sua semplicità di impostazione (pasturo lì e pesco lì, che ci vuole?!?), è una tecnica molto molto dinamica, dove i cambiamenti in corsa sono tanto necessari quanto non preventivabili. Non sapremo mai, infatti, e l'amo che avevamo montato sarà quello giusto, se la piombatura sarà più “larga" o “stretta", se il galleggiante lavorerà al meglio segnalandoci le abboccate. E il bello è proprio questo, altrimenti sarebbe come sparare a un bersaglio fermo.

Pesca “a galla"

 

Quando le carpe sono in attività, specialmente in primavera ed estate, non di rado “alzano il muso" per intercettare la pastura che cade verso il fondo. Questo non vuol dire che mangino per forza staccate da terra, ma un tentativo bisogna sempre farlo, perché il ritmo di catture è molto maggiore rispetto a quello sul fondo. Ma la tecnica a galla è un'arte che difficilmente si impara subito, anche se spesso si riesce a fare qualche cattura anche alle prime calate: ciò avviene perché chiunque in quel momento potrebbe agganciare una delle carpe presenti, evidentemente molto voraci. Un'adeguata pasturazione, che in questo caso è fondamentale, con una linea egualmente giusta o aggiustata in corsa, invece, permetterà solo a quelli bravi di portare a casa le carpe più grosse e con un ritmo costante, anche quando il picchetto di fianco non vede il segno. Perché se sul fondo prima o poi qualcosa arriva, ben altra cosa è trovare la profondità giusta quando si pesca in laghi di 3, 4 o 6 metri di profondità. Come capire dove stazionano e, ancora più importante, dove mangiano le carpe? Oltre all'esperienza “visiva", che molti pescatori hanno come dote naturale e innata, sapendo riconoscere tale profondità seguendo alcuni fattori esterni, tipo temperatura dell'aria e dell'acqua, cielo coperto o sereno, alberi che fanno ombra, vegetazione ecc ecc... Dicevamo, oltre a questa virtù che non tutti possono possedere (come la fortuna), ci sono diversi modi per capire la profondità giusta, ma anche altri per “imporla" ai pesci. Buona regola è partire da 3/4 di profondità del lago (es. 4 metri di profondità, si parte con 3 metri) a salire. In questo caso basteranno poche fiondate di bigattini per capire se le carpe girano almeno a quell'altezza. Non necessariamente dobbiamo aspettarci un'abboccata subito, basta vedere il segno: spesso infatti andando più in profondità possiamo vedere il galleggiante che segnala una semplice “strisciata", a quel punto sappiamo che sono più sopra e adeguare la nostra linea, fin tanto che non vedremo le abboccate decise. Il segreto in questa tecnica è presentare quanto più possibile l'esca come se fosse parte della pasturazione. Quindi linee leggere, sia di piombi che di diametro di filo, la fanno da padrone. Difficilmente con 1 grammo di galleggiante e 1 grammo di piombi la pesca a galla sarà fruttuosa. Poi c'è il movimento da dare all'esca: se è vero che a volte anche la staticità offre una buona seire di catture, un lento ma costante movimento dell'esca in sospensione può dare risultati spesso sbalorditivi. Se pasturiamo a bigattino, poi, innescarne per prova anche uno solo (magari per la pancia così scende più lentamente) è un must in questa tecnica, che consiste proprio nel radunare quanti più pesci possibile in uno spazio determinato (sia in larghezza che in altezza) e presentargli l'esca come fosse parte della pastura: più la carpa crederà che il nostro bigattino è libero e senza “pericoli" più sarà invogliata a ciucciarlo.
E se le carpe non ci sono o non troviamo l'altezza giusta? Ecco che in nostro aiuto arriva la fionda: con una pasturazione sapiente si possono portare le carpe all'altezza che vogliamo noi. Attenzione: la teoria è semplice, la pratica no. La teoria dice infatti che una frequenza maggiore di fiondate avvicina le carpe alla superficie dell'acqua, ma non significa che più bigatti portano per forza il pesce più in alto. A seconda dell'acqua e della profondità della stessa, infatti, i bigattini potrebbero scendere più o meno velocemente se “sparati" singolarmente o in gruppo. Basta provare sottosponda per rendersene conto: provate a buttare 5-6 bigattini e poi un pugno: noterete che non scendono alla stessa velocità. Se voi foste un pesce, quindi, dove li aspettereste? In alto se scendono piano e c'è il rischio che altri pesci arrivino prima, o in basso se la “competizione" si svolge lì o addirittura sul fondo. 

Pesca “corta" o con gli schioppini

Quando ci si trova in laghi molto pasturati e abbondandi di pesci si può tentare, se non addirittura impostare tutta la sessione di pesca con canne che arrivano anche solo ai 5 metri, ma anche meno. Quella che gli inglesi chiamano “margin pole" in pratica non è altro che una canna corta, di solito fissa e molto robusta (in trecciato o carbonio alto modulo) che possa “tirare" anche pesci da 10kg senza patemi, con elastici pieni che vanno dal 2 al 2.5. Anche in questa tecnica è fondamentale la pasturazione. Sia che si tratti di un tentativo sia che si imposti tutta la gara “sotti i piedi", è necessario dare alle carpe abbastanza cibarie perché arrivino a pascolare sotto sponda, ma non troppa da sfamarle. L'ideale è trovare la quantità necessaria per farle andare in competizione tra di loro. In questo aiuta molto l'esperienza, ma la regola giusta è “poco alla volta, ma di continuo". Sembra anche questo un accorgimento facile facile, ma nella pratica tra prove, abboccate e slamature, è ben difficile riuscire a tenere un ritmo costante nell'arco della gara. Ecco perché molti preferiscono iniziare con una pasturazione pesante per poi continuare ogni tanto quando calano le mangiate, mentre altri pasturano pochissimo all'inizio ma lo fanno in continuazione, anche quando hanno il pesce in canna! Ognuno ha il suo metodo insomma. Altro discorso la linea che andremo a calare: non è un dogma, ma è quasi sicuro che le carpe che abboccheranno sotto sponda saranno di pezzatura maggiore di quelle che circolano al largo, salvo rare eccezioni, infatti, quelle che verranno a mangiare sotto ai nostri piedi sono mediamente più grosse e tenaci delle altre. Quindi, a fronte di una maggiore precisione nella pasturazione e nella taratura del galleggiante (si può anche affogare completamente, tanto a 5 metri si vede benissimo), si possono utilizzare linee molto più pesanti, anche calamenti diretti dello 0.20 o 0.25 con ami a filo grosso del 4 o del 6 se peschiamo con il mais (due chicchi) e il pellet (dai 3mm ai 9mm) e del 10-12 se peschiamo con il bigattino. In questa tecnica però il bigattino di solito rovina quasi la pasturazione, essendo sì un ottimo attrattore, ma anche per le alborelle e la minutaglia in genere. Inoltre potrebbe portare in pastura troppo pesce e farlo “alzare", tanto da renderci impossibile distinguere l'abboccata da una strisciata, e facendoci agganciare le carpe per la coda o la pancia. Insomma, anche in questa tecnica occorre preparazione e applicazione, anche se sembra la più semplice e spesso tacciata di essere quella “del nonno". Intanto il “nonno" di turno prende 50kg e tu fai cappotto...chi dice che la pesca sotto i piedi è da vecchietti lo dice solo perché non è capace di sfruttarla!

Nessun commento:

Posta un commento